Diakonia

La parola significa servizio.
Gesù ha introdotto la diakonia come stile della sua comunità. Egli si è posto in mezzo ai suoi come Colui che serve.
Venuto non per essere servito, ma per servire, si piega a lavare i piedi ai suoi: riveste di tenerezza e cura le loro parti più deboli e affaticate, e ordina loro di entrare nel suo stesso stile: se io, il vostro Signore e Maestro ho lavato i piedi a voi, anche voi…
I capi delle nazioni comandano… tra voi però non sia così. Il più grande tra voi si faccia servo di tutti.

Il servizio di carità è servizio al bene del fratello che le circostanze ci fanno incontrare e al quale possiamo farci prossimo, particolarmente a quello che si trova in condizione di bisogno, e non in qualche momento o ritaglio della vita, ma dentro ogni occasione che ci è data, anche nell’impegno professionale.

L'uomo che incontriamo sulla nostra strada ha bisogno di pane, di vestito, di cure nel corpo…, ma anche di casa, di lavoro, di affetto, di relazioni buone….
Ha bisogno di crescere, imparare, scoprire per cosa vale la vita e come viverla bene…
Ha bisogno di conoscere chi è, chi è chiamato ad essere, per che cosa, per chi…
Ha bisogno di essere abbracciato in tutto il suo essere, rialzato in piedi, reso capace di camminare, rispondere, amare.

Il cammino dei nostri gruppi è per educarci a questo servizio,
che impegna tutta la vita: il tempo libero e il tempo occupato; l’estate e l’inverno, il lavoro e la vacanza; la professione e la vocazione, e non solo gli avanzi e i ritagli.

Per la salvezza del mondo, per il bene dei suoi figli, Dio ha bisogno di uomini e donne che facciano del servizio di carità l’impegno della vita.

Ci sono delle esperienze simboliche che ci educano allo stile del servizio di carità; sono pedagogicamente importanti, ma non si può fare della vita una collezione di esperienze.
Il servizio di carità deve diventare quotidiano.

Ci sono delle espressioni particolari del servizio di carità; sono socialmente importanti e tuttavia il servire nella carità non può essere rinchiuso in quei confini, deve segnare tutta la scelta vocazionale. Il cammino dovrebbe favorire le esperienze simboliche e le espressioni particolari, ma in ordine a far sì che la diakonia segni la vita intera.

In questo ci è di forte richiamo Bartolomea. La sua preparazione professionale, il suo tempo quotidiano, i suoi talenti, le sue risorse economiche, i suoi progetti per il futuro, la salute:
tutto a vantaggio dei prossimi. Lei nella sua particolare forma vocazionale, ciascuno di noi nella propria.


Tutto quello che tu mi hai dato, cioè vita, occhi, lingua, mani, piedi, abilità etc. lo impiegherò tutto nel giovare ai miei fratelli...
Voglio essere instancabile per giovare alla gioventù, alle mie compagne, per aiutare i poveri, assistere gli ammalati, pregar per i peccatori...

(Bartolomea)