Carcere Venezia 2010

Testimonianza di Marta dopo l'esperienza in carcere a Venezia
Non si vede bene che col cuore

Un giorno qualsiasi, uno dei tanti, una suora della mia parrocchia mi ha detto: “Alcune suore del mio ordine organizzano un’esperienza per giovani in carcere!”.
Inizio ad informarmi, c’era qualcosa che mi attirava… sentivo una forza dentro che mi sussurrava al cuore di andare, di non perdere il treno; perché nella vita ci sono treni che passano una volta sola.
E allora dico il mio SI! Accetto vado dieci giorni alla Giudecca a vivere un’esperienza di formazione alla carità operosa in carcere!
Passavano i mesi e l’8 agosto si faceva sempre più vicino e nel frattempo si ingrandivano alcuni punti interrogativi nella mia testa; ma non ci facevo molto caso… li lasciavo lì, sicura che avrei avuto risposte.
Così arriva l’8 agosto: si parte! Arrivata al convento vengo accolta da sorrisi, baci e abbracci..“che bello” penso, “sono proprio fortunata.”; incontro le altre ragazze e il ragazzo con cui condividerò l’esperienza, suor Marisa, suor Gabry, suor AnnaMaria e suor Maria Do Carmo; nei volti e negli sguardi si intravede curiosità, un po’ di tensione, ma tutti gli occhi brillano..c’è nell’aria un profumo nuovo...
Si inizia l’esperienza!!! Lo slogan che ci ha accompagnato nel corso dei dieci giorni era: “l’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore”. Le giornate erano scandite da orari, da appuntamenti, da incontri e piccoli ma semplici riti quotidiani… sveglia, lodi, colazione; nel corso della mattinata ricevevamo delle provocazioni che poi portavano a momenti di riflessione e condivisione oppure venivano degli ospiti come Ornella (giornalista di Ristretti e Orizzonti), Don Daniele (cappellano delle carcere di Reggio Emilia), Paola (ex detenuta); essi portavano la loro esperienza e poi si instaurava quasi automaticamente una sorta d’intesa; traspariva in loro una passione forte per quello che facevano e dicevano, ed io rimanevo quasi ipnotizzata dalla loro determinazione. Il pomeriggio si andava in carcere, poi cena con altri ospiti e le serate si diversificavano, ma nulla lasciato al caso…Perché il treno che passa una volta sola va sfruttato al massimo ed è necessario “vivere” in tutti i vagoni!
In carcere ogni giorno era diverso: il primo giorno, in noi ragazzi c’era un po’ di tensione ma dopo essere entrati è subito scomparsa; incontrare il loro sguardo è stato un dono! È uno sguardo che non c’è tra la gente che incontri tutti i giorni; è qualcosa di profondo, di unico, di prezioso.
Passano i giorni, con loro facciamo lavoretti: braccialetti, borse, maglie, coloriamo, cantiamo, balliamo, incolliamo, cuciamo… ma mentre si lavora ci si conosce, ed è lì che si vive la vera bellezza dello stare assieme.
Nella totale semplicità le donne del carcere iniziano ad aprirti il loro cuore, ti raccontano della famiglia, dell’amore, dei figli, delle difficoltà incontrate nella vita e così comprendi che sono persone come noi, come ognuno di noi nei loro cuori ci sono sogni, bisogni, c’è la voglia di ricominciare, la voglia di mettersi in discussione, nei loro cuori ci sono affetti, amicizie, persone care, c’è la paura ma anche tanta speranza e c’è la voglia di libertà… proprio come in ognuno di noi!
I giorni passano e la mia relazione con le donne diventa sempre più profonda, più intima,
spesso mi dimenticavo di essere in carcere, la mia mente cancellava i muri, le sbarre, le porte blindate, le chiavi; mi sentivo in un posto qualsiasi con persone qualsiasi... ma le donne del carcere non sono persone qualsiasi… sono persone che ti aprono il cuore e che desiderano entrare nel mio cuore…nel tuo cuore con semplicità; questa forse è la loro unica richiesta!
Il 15 agosto è stata la giornata più gioiosa, siamo stati tutto il giorno in carcere: la mattina abbiamo preparato il cuore..con un momento di preghiera pensato dalle suore per noi giovani; con la consegna di una croce! Poi abbiamo preparato lo spazio esterno per assaporare l’aria di festa…abbiamo appeso festoni, portato nel giardino tavoli e sedie..ha inizio la festa con balli e canti poi un gustoso pranzo.
Per il pomeriggio noi ragazzi avevamo organizzato giochi a squadre e così ci siamo divisi ed abbiamo iniziato a giocare! Quanta spensieratezza e vera allegria che c’era! Le donne hanno partecipato attivamente, bastava guardarsi attorno e si scorgevano sorrisi e sguardi profondi ma felici..c’era la voglia di dimenticare per un giorno che c’erano delle sbarre alle finestre.
Il giorno dei saluti…l’ultimo giorno avevo il cuore triste, perché dovevo lasciare chi in dieci giorni mi aveva donato tanto..senza rendersene conto!
Alle donne, noi ragazzi, abbiamo lasciato una canzone come dono dell’esperienza vissuta assieme, la canzone era Domani, che ad un certo punto dice “ma domani, domani lo so che si passa il confine; e di nuovo la vita sembra fatta per te e comincia domani, domani è già qui”…volevamo mettere nei loro cuori la speranza di un domani migliore e gridare il nostro profonda grazie tutta la bellezza della semplicità, dell’ascolto, della speranza, dell’accoglienza condivisa.
Io, nel corso dei dieci giorni
mi sono sentita Amata e Accolta dalle donne, dai ragazzi che hanno condiviso con me quest’esperienza, dalle fantastiche suore..ma anche da quel Dio che ha “sussurrato” al mio cuore di prendere questo treno!
Certo è stata un’esperienza forte..un’esperienza che dà qualche risposta, ma che ti fa nascere nel cuore delle domande..mi sono messa molto in discussione, grazie ai momenti di riflessione..ed il mio cuore si è arricchito, ho scoperto la mia fragilità, ho scoperto qualcosa in più di me stessa, ho capito che la vita va assaporata, ho preso consapevolezza che è necessario lasciarsi amare perché “questa è la Vera Bellezza che è in te, in noi” poi si percepiva che “
la carità rifluiva nelle vene, nello sguardo, nel cuore; faceva muovere le mani, i piedi e moltiplicava le energie.”
E avvennero cose semplicissime…

Marta