Romania 2010

Testimonianze dell'esperienza in Romania
Che bello ogni giorno potersi donare e vivere la bellezza di poter condividere la profondità del sacrificio

pozzo
Romania.
La parola mi è piombata addosso come la pioggia in un giorno di acquazzoni intensi.
La prima reazione è stata di un no, secco e deciso. Dopotutto il primo pensiero che uno fa è: Romania?! Cosa c’entra con me la Romania? Questa domanda può essere molto legittima, ma il vero problema, penso, è il chiedersi: io temo la Romania? Forse si, forse no. Dipende da persona a persona ma ciò che accomuna tutti è ritenere la Romania, un paese di disperati e delinquenti. Per fortuna che il Signore ci ha fatto diversi! Per poter raccontare la mia missione in questo paese così misterioso, credo sia opportuno partire dall’inizio.
La proposta di una “missione” in questo paese mi è arrivata molti mesi prima della partenza da mia sorella e il desiderio di voler fare qualcosa che mi rendesse importante oltre che per gli altri anche per me stessa, mi spinse a cercare maggiori informazioni su questa missione. Infatti, dopo avere superato i primi minuti di incredulità, la curiosità di sapere di più mi convinse a non accantonare completamente questa proposta, ma a valutarla. Ci è voluto un po’ prima che mi convincessi, ma vi dirò che ciò che mi spinse, non proprio subito, ad accettare, furono le fotografie di alcuni bambini pubblicate sul sito e la loro gioia di essere amati e capiti che si poteva leggere su ogni volto.
La decisione non fu facile, dopotutto ci sono sempre mille dubbi, mille quesiti che uno si pone e, purtroppo, anche mille pregiudizi. Sta di fatto che alla fine, decisi di partire con altre sei ragazze e una suora!!!! Che comitiva, si può pensare.

Il giorno della partenza, ci trovammo in aeroporto. Fu un incontro particolare, eravamo eccitate, emozionate e preoccupate per il peso della valigia e anche incerte se ci saremmo trovate bene in compagnia e se saremmo state capaci di vivere nella più totale semplicità ed essenzialità!!!
L’aereo partì in tarda mattinata il 23 luglio e la mia più grande preoccupazione, non è stata il primo volo, ma la possibilità di poter perdere la valigia…ma per fortuna niente di ciò ci è capitato.
Ad accoglierci all’aeroporto rumeno è stato un forte temporale improvviso che aveva già riversato su di noi la prima acqua straniera. Tocchiamo il suolo di questo paese tra le pozze d’acqua e la nostra agitazione.
All’uscita, ci attendono le nostre prime guide di Bucarest, suore di Maria Bambina che ci accolgono in una moderna capitale con i suoi cambiamenti e con il grande caldo che ci sorprende.
Bucarest mi appare strana, piena di contrasti e di illogicità. Suor Marianna, la nostra grande guida, ci aveva preparato su quello che avremmo potuto vedere, ma l’essere lì di persona e provare a pelle il contatto con questa realtà, facevano venire i brividi. Una città così grande aveva aperto le porte a noi piccole missionarie; la frenesia della vita quotidiana mi aveva investito come un’onda ed era impossibile rimanerne indenne. All’inizio sembrava tutto sospeso, come in un’altra dimensione eppure eravamo arrivate in Romania. Non stavo vivendo un sogno, stavo incominciando la mia missione. Trascorremmo il primo giorno nella capitale, fingendo di essere delle turiste, ma la nostra vera missione ha avuto inizio solo il giorno dopo. Infatti, ben dopo quattro ore di pullman, arrivammo a Vizantea.

Vizantea, un piccolo paese perso tra il verde e lontano dall’affollamento delle città che poteva offrirci solo la “povertà”, o almeno questo è quello che credi all’inizio, del popolo rumeno. Qui abbiamo vissuto la nostra missione in cui eravamo state chiamate a dare fondo a tutte noi stesse e a tutti i nostri pregi.
Appena sono arrivata alla mia nuova casa, non sapevo se provare nostalgia dell’Italia o emozione di questa nuova avventura, ma dopo qualche tempo di tristezza la missione ha finalmente potuto avere inizio ed è stata travolgente e appagante. Il contatto intenso con ogni bambino e gli stretti legami che si sono creati hanno profumato questi giorni.
All’inizio posso dire di avere provato una forte nostalgia di casa, ma è ciò che a tutti capita quando viene tagliata per la prima volta, quella corda che ci lega così strettamente al nostro nido.
La Romania mi offriva una possibilità di scoperta, di scoperta di me stessa e dei miei doni, mi ha permesso di capire e cogliere qualcosa che non è possibile afferrare nella nostra frenesia giornaliera. Ti offre il tempo di fermarti, dire stop alla tua vita troppo vuota e a volte inutile.
Le suore che ci hanno accompagnato, hanno conquistato l’affetto di tutti. Come non attaccarsi alle stravaganze di queste donne così coraggiose che vivono la vita per gli altri. Il loro amore e la loro bellezza trasparivano in ogni gesto e riuscivano ad avvolgerti con il loro entusiasmo.

Ho visto una Romania diversa, una Romania più bella di quello che uno può immaginare.
Ogni giorno veniva dedicato del tempo tutto per noi e per la nostra formazione, ma il fulcro di tutta la missione era il pomeriggio quando finalmente correvi per le strade e incontravi i bambini. Alcuni ti saltavano addosso, altri erano più timidi, ma tutti non temevano di dimostrarti il loro affetto. Ogni giorno era una festa e anche se ci sono stati momenti molto duri e di incomprensione, soprattutto per la lingua, niente ci ha scoraggiate a rinunciare perché ogni volta venivamo accolte da un enorme numero di bambini con cui giocare e divertirsi.
A noi non è mancato nulla, avevamo tutto ciò che è essenziale: una formazione profonda per noi e del tempo speso per gli altri. Era questo un po’ lo scopo del nostro viaggio:
imparare la carità, imparare qualcosa che ormai nessuno ha più il coraggio di insegnarti, imparare che spendersi per gli altri non significa sprecare la propria vita, ma arricchirsi. Infatti, io penso che non fosse stata la Romania o quei bambini con cui abbiamo passato momenti indimenticabili ad avere bisogno di me, ma che fossi stata proprio io ad aver bisogno di loro.

In quella casa mi sono sentita accolta, mi sono sentita capita e
che bello ogni giorno potersi donare e vivere la bellezza di poter condividere la profondità del sacrificio.
Questo viaggio mi ha insegnato tutto questo.
La Romania è diversa da quello che ognuno di noi può immaginare. Le persone del paese ci hanno amate e ringraziate, ci hanno viziate e coccolate e l’amicizia delle suore ci ha fatto crescere. Ogni minuto passato era pensato e programmato per farci vivere la carità, il segreto della missione di Santa Bartolomea.
Quello che mi ha reso più orgogliosa di me stessa, credo sia stato il fatto di aver detto sì a questa chiamata, di essere stata pronta a farmi plasmare da quelle mani che non conoscevo. La fiducia e il desiderio di cambiare hanno fatto tutto il resto.
All’inizio, io avevo paura, una grande paura dell’ignoto, ma le amicizie che si sono create fra noi ragazze, i dialoghi, le messe giornaliere in rumeno (uno spettacolo da non perdere!!!), il provare ad imparare una nuova lingua, tutti i momenti di formazione e le belle parole che le suore ci hanno detto hanno ripagato di gran lunga i nostri timori.
All’inizio è un cammino un po’ arduo, ma quale non lo è. È un po’ come salire in montagna, ma quando giungi in vetta e vedi la bellezza e la pace che ti circonda non pensi più alla fatica, ma solo a fare in modo che tutte quelle emozioni ti rimangano impresse nelle mente perché non vuoi dimenticarle, non vuoi che, una volta scesa a valle, il leggero tocco del vento ti strappi quei ricordi, ma vuoi invece viverli, vuoi gustarli, vuoi imprimerli e diffonderli perché condividere è più bello che tenersi tutto per sé.
Questo è l’effetto che la Romania ha avuto su di me, troppo profondo per riuscire a comunicarlo.
Sono troppo felice di avere detto di si accettando così tutte le conseguenze e i doni ricevuti.
Grazie alle suore e anche a quelle con le quali il rapporto è diventato più profondo perché lasciarsi incontrare non vuol dire perdere una parte di sé, ma sentirsi più vivi e anche più magici.
Posso quindi concludere dicendo che il nome della missione “troppo mi piace” sia stato compreso nel suo significato più profondo e se qualcuno mi chiede, cosa pensi della Romania? Io non avrei che da rispondere
Troppo mi piace!!!!!!

Marta


L’esperienza in Romania è forte e toccante. Per la prima volta, in prima persona, mi sono trovata davanti ad una realtà nuova, in prima persona mi sono trovata in un contesto di vita di cui ne avevo solo sentito parlare, non sempre in modo positivo o con i giusti toni. La definisco forte perché mi ha coinvolto totalmente... Così come l’acqua scorre nel letto del suo fiume levigando i suoi ciottoli, così questo viaggio ha smussato alcuni spigoli, mi ha maturato, mi ha fatto capire il senso, il valore delle piccole cose di fronte a chi non ha nulla...
Noi, sette ragazze quando siamo partite da Malpensa, non avevamo molte informazioni su quello che avremmo fatto in Romania. Se per voi sarà lo stesso, non abbiate timore!!!! E’ solo l’inizio per svolgere tutto con semplicità e naturalezza senza sentirsi in obbligo!
Quando arriverete li, nel piccolo paese rurale, comincerà il vostro gioco, la vostra partita! GIOCATELA!! Siete tutte titolari, nessuna riserva!!! Comunque vada, sarà un successo morale!

Loriana


Vivere nella semplicità che c’era li è stato come vivere davvero, mi sono sentita come se finalmente avessi trovato la mia casa. I bambini del posto erano cosi pieni di energie; mi ha colpito molto che ci hanno dato una confidenza immediata ed era chiaro che vedevano in noi una specie di speranza, loro sapevano che noi non li giudicavamo. Non c’erano barriere tra me e loro, ero davvero felice. Una ragazza del posto, che aveva fatto l’animatrice insieme a noi, ha scritto un articolo su quest’esperienza e diceva che quando siamo di fronte a un bambino è come guardarsi nello specchio. Per me è stato proprio così.

Elena

Sarebbe scontato dire che tutto è andato bene e che tutto è stato facile; ci sono stati momenti di stanchezza, di scoraggiamento iniziale per il problema della comunicazione con i bambini, di difficoltà nel gestire la vita comune, ma quello che ho dovuto mettere in atto è stato il mio spirito di adattamento e tutta la mia gioia da comunicare. Ho aperto il mio animo a bambini speciali, che hanno poco ma che hanno tutto, perchè hanno la gioia di vivere, il sorriso sulle labbra, tanta voglia di accogliere e nessun pregiudizio. Vale la pena vivere questa esperienza perchè si impara cosa vuol dire staccarsi dalle cose materiali, da ciò che è superficiale e che riempie le nostre vite, per saper accogliere la semplicità di un gioco fatto insieme, di sorrisi, di canti e balli che colmano il cuore.

Silvia


Questa esperienza in Romania è stata per me il coronamento di un sogno che serbavo da molto tempo. Sono partita con la voglia di entrare nella realtà di un luogo di cui si parla (e sparla) molto ma del quale in verità si conosce molto poco.
I primi due giorni passati a Bucarest mi hanno permesso di avere una panoramica dalla travagliata storia moderna di questo paese. Esso è stata attraversata da un lungo periodo di dittatura che ha distrutto l’economia del paese e minato profondamente alle sue basi culturali, i cui segni sono ancora prepotentemente evidenti nei giganteschi palazzi.
A Vizantea, il piccolo paese in cui abbiamo svolto il nostro servizio, ci siamo immerse in una realtà in cui la modernità sembra ancora lontana e dove la nostra giornata è stata scandita dalla semplicità di vivere con l’essenziale. In questo è stato un modo per poter capire in modo pratico la vita di questa gente entrando in una relazione più vera con loro...
Durante queste due settimane ho capito che portare l’aiuto agli altri è portare attraverso di noi l’amore di Dio. Solo così posso pensare che il mio piccolo gesto abbia avuto un significato nella vita dei bambini e dei ragazzi che ho incontrato, anche se non ho portato grandi cambiamenti e stravolgimenti alla loro vita.

Viviana