Walter

Da uno scritto di don Davide e il ricordo degli amici
In ricordo di Walter

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Qualche giorno dopo, e a migliaia di chilometri di distanza, provo a raccogliere un po’ di frammenti, le macerie di quel terremoto imprevedibile e drammatico che è stata la partenza di Walter da questa terra e da questa vita. Raccogliere, dico, che a rimettere insieme e a ricostruire ci vorrà tempo, è forse il compito che ci aspetta, che ci disponiamo ad assumere nella speranza e nella fede, in mezzo alla tristezza e alle lacrime.

Il primo frammento che raccolgo è legato alla commozione. Alla morte di Walter non si può pensare senza commuoversi, senza sentirsi profondamente coinvolti. Ho raccolto questo movimento interiore nei volti, nelle parole, nei silenzi e nei pianti di tante persone, che tra l’incredulità, la sorpresa, lo sconcerto si lasciavano andare al pianto, o provavano invano a nasconderlo. Uso di proposito al parola “commozione”, perché dice molto di piu’ di quell’emozione che a volte sbiadisce e svapora col passare dei giorni o che si smarrisce e si confonde nei ricordi. Commuoversi è “muoversi con”, muoversi insieme. Nel cuore di tanti, probabilmente di tutti, è nato subito (insieme al comune patire) il desiderio di riprendere il viaggio e la strada. E di farlo insieme. “Cosa possiamo fare adesso? Come ci possiamo sostenere? Come aiutarci a vicenda?”. Credo che la morte di Walter abbia fatto scattare in noi domande così. Certo, per stare vicini a Simona e ai ragazzi; ma anche per non smarrirci, per non perderci di vista.
Il secondo frammento che raccolgo è quello dell’affetto. E’ normale, lo sappiamo, è umanamente consolante poterci stringere in un momento di dolore. Viene spontaneo stare un po’ più vicini, attaccarsi ai segni, alle parole, alle piccole cose. Ma credo ci sia qualcosa di più. La morte di Walter ha avuto la forza di una rivelazione, di uno svelamento. Ha mostrato in maniera sovrabbondante quanto affetto la sua vita e la vita di chi gli è stato a fianco ha saputo seminare, donare, consegnare. E ricevere. Ha dato voce a una presenza e a un bene sotterraneo che forse lui stesso non immaginava e che è esploso all’improvviso. Ci si aspettava una grande risposta di affetto in una vicenda così triste, ma i confini di questa risposta sono stati spazzati via, travolti da un’onda di bene che ha reso un poco meno amari e duri i giorni della separazione e del distacco. E’ bello che sia così. Fa bene, ridona fiducia.

Il terzo frammento è il più complesso, il più delicato da dire, e non credo di esserne capace. Ci provo, senza alzare i toni, sottovoce. Una morte così apre lo spazio delle grandi domande di fede, dei “perché”, del “come mai”, della giustizia di Dio, del suo amore verso i propri figli. Spesso queste domande generano reazioni rabbiose, ribellioni profonde, che non sono per nulla segno di mancanza di fede, ma dicono la bellezza di una fede che si interroga, che interpella Dio, che non archivia di fretta il grande enigma della morte e della sofferenza dell’uomo ma se ne fa carico portandolo e pagandolo nella propria carne. Mi ha colpito il tono delicato e sofferto con il quale queste domande sono emerse. Mi è parso di leggere nel cuore di molti il duro passaggio di una fede scossa e ferita che non viene meno, capace ancora di rivolgersi a Dio con fiducia, proprio come si fa con un Padre, dicendogli fino in fondo l’umano dispiacere, chiedendogli conto del perché, manifestandogli tutta l’amarezza e il disaccordo per questo finale di vita prematuro e umanamente ingiusto. Tutto continuando a fidarsi di Lui, cercando in Lui rifugio a conforto, luce e sostegno. A Walter di sicuro ha fatto piacere una reazione così, mi pare nel suo stile, nel suo modo di agire e di pensare, di credere.

Quarto frammento. L’ho detto a Simona, e forse anche a qualcun altro: quando celebrerete il funerale io sarò in volo. E’ chiaro che l’ho pensato, il giorno dopo, mentre sorvolavo l’Atlantico e in chiesa (e fuori chiesa) erano in tanti a cantare e pregare, a salutare Walter che partiva in volo. Ho avuto la percezione di un passaggio che si può contemplare in tutta la sua pienezza solo dall’alto, da un’altra prospettiva e da un’altra dimensione. E come tutti i voli, anche questo domanda un buon atterraggio, chiede di planare, di tornare a terra. Di ricominciare. Impossibile se non si è visto almeno un pezzo di cielo, se non si è guardata, almeno per un istante rapido come un lampo, la realtà di ciò che chiamiamo Paradiso, la vita del mondo che verrà, dove ogni cosa e ogni persona trovano il giusto posto.

Ultimo frammento, il più personale. Per me la morte di Walter rimane e rimarrà profondamente segnata dal mistero del silenzio. La sera della sua partenza Simona mi ha chiamato tre volte. Avevo azzerato il volume del cellulare e non me ne sono accorto. Non avrei potuto far nulla, ma sono restato in silenzio di fronte a una richiesta di aiuto, non ho avuto parole né presenza, e Walter se n’è andato senza che lo potessi salutare. Non ero nemmeno riuscito a partecipare al funerale di suo padre: l’avevo sentito soltanto la sera stessa, poche frasi disturbate dalla febbre, dai colpi di tosse, dalla stanchezza. Domenica mattina sono passato a trovare Simona e ho infilato sì e non una dozzina di parole. Il resto è stato silenzio, non si poteva dire nulla, solo guardarsi e tacere. Ho fatto silenzio anche il giorno del funerale perché non c’ero, e potevo soltanto pregare da lontano. Ecco, questo è l’ultimo regalo che mi ha lasciato Walter: le circostanze della sua partenza mi hanno indotto a tacere, mi hanno sospinto con forza a non fidarmi delle mie parole e a rivolgermi, di nuovo, alla Parola, a riprenderla in mano con fiducia per trovare conforto e speranza, luce e coraggio, senso e direzione della vita. Stamattina ho aperto a caso la Bibbia e ho trovato le parole del salmo 90, quello che recitiamo nella compieta della domenica. E’ un salmo che invita colui che vive “all’ombra dell’Altissimo” a trovare in Dio rifugio, a scoprirlo come roccia in cui confidare. Sono le frasi che provo a dire a me stesso e che vorrei condividere con tutti gli amici. Vorrei che fossero vere le parole che prego: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi… non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda…”. Sono convinto che Walter le sta pregando con ciascuno di noi, per ciascuno di noi. E voglio pensare a lui, come dice il salmo, “sazio di lunghi giorni al cospetto della salvezza di Dio”. Brevi o lunghi che siano, i giorni che ci separano dal nuovo incontro con lui e con il Padre li vorrei vivere senza smarrire la fiducia, onorando fino in fondo quella splendente manciata di tempo che il Signore nella sua provvidenza ancora mi regala.

don Davide


Dagli amici...

In questo momento così particolare abbiamo bisogno di alzare a te Signore la nostra preghiera per Walter. Una preghiera umile, di fratelli che hanno perso un fratello. Accogli allora il nostro parlare semplice di figli che domandano al Padre... Non lasceremo però che la nostra invocazione si fermi solo al "perché? Perché lui? Perché adesso?" Ma vogliamo trasformare il nostro grido di dolore in un grido di ringraziamento... Perché Walter avrebbe voluto così, perché lui ci ha testimoniato che si fa così, che si prega così.
Lui che sapeva stare davanti a te con l'ardore del profeta che alla tua voce risponde prontamente "Eccomi".
Un "eccomi" quello di Walter che sapeva essere sempre incondizionato e totale. Non diceva mai di no a un servizio o a una proposta, ma c'era sempre un sì disponibile, grato e senza misura. Un sì "esagerato", senza riserve che sapeva darsi fino in fondo, una misura larga e traboccante la sua. Come la sentinella attende l'aurora così Walter attendeva la tua Parola. Pronto e vigile, generoso a tutti i costi e senza alcun timore anche nel momento in cui l'hai voluto ancora più vicino per vivere con Te l'abbraccio più intimo. E quindi semplicemente grazie Signore per il dono di Walter, per aver condiviso con lui la vita. Perché ce lo hai fatto conoscere ed amare, perché attraverso di lui noi abbiamo fatto esperienza viva di Te.
Larga scenda la tua consolazione su Simona che ha vissuto con Walter una grande alleanza che prima di tutto ha il volto di Samuele, Sofia, Valentina e Stefano.
Non è la morte che ci ha strappato Walter e nemmeno tu Signore, ma ancora una volta
è lui che ha saputo consegnarsi a Te, dire sì al richiamo della tua voce con la semplicità di cui sono capaci solo i puri di cuore.
Allora
anche noi, con lui vogliamo riconsegnarti la sua vita, offrirtela insieme alla nostra perchè il dolore venga trasformato in vita nuova, quella che Walter sta già gustando lì dentro il tuo sguardo e proprio lì dentro il tuo sguardo possiamo davvero credere di sentirlo sussurrare: "Signore prima ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono"...
Amen

(Alessandra, preghiera al funerale)




"scritto di getto senza correzioni e rivisitazioni"

Ciao, una settimana è passata da quel sabato, ho lasciato che l'onda emotiva diventasse più "umana" per mettere su carta alcuni pensieri che quella sera e i giorni a seguire mi hanno spesso interrogato.
'Passiamo all'altra riva.
Perché siete paurosi? Non avete ancora fede?'
E' un sabato sera e dove due o tre sono riuniti io sono in mezzo a loro. E c'era, oltreché se c'era.
Non può essere un caso, non è solo un caso, sarebbe troppo riduttivo se così lo fosse, se colpiti da una tragedia umana indefinibile eravamo lì a commentare ognuno con il suo pezzetto di strada, la paura di attraversare verso l'altra riva quando vediamo che il Signore dorme, perché quando ci hai comunicato il dramma di Simona e la sua famiglia tutti abbiamo pensato che stesse dormendo che non importava di noi e che no, c'era una ragione umana perché tutto ciò avvenisse....!
Eppure è successo.
E questo mi lascia interrogare, oltre al dramma umano di Walter, Simona e famigliari.
Eravamo tutti riuniti, tutti chi più chi meno avevano prima commentato il Signore che sentiamo con noi quando ci viene chiesto di attraversare un momento difficile, quando la paura e il panico ci prende il sopravvento; il gioco dei tempi e del destino ci ha chiesto prima di testimoniare il nostro pensiero, ci ha chiesto prima di dichiarare, di esprimere, di mostrare con le parole quanto è importante per noi prendere sulla nostra barca il Signore così come è, umano e impotente. Poi una volta che ci siamo "confessati", il Signore che era in mezzo a noi ci ha detto...ecco ora...
io vi dico toccherà a voi e me attraversare verso l'altra riva, vivere una tragedia dove il panico, la paura, la rabbia potrà prendere il sopravvento, dove forse mi "rinnegherete" perché vi chiederete dov'ero e se stavo dormendo....
E ora che cosa fate? Adesso che avete il mare in tempesta che cosa fate? Adesso che io sono con voi ma non vi tolgo il mare in tempesta,
Walter non potrà più essere con voi, che cosa fate? Queste sono le domande!!!! Un caso? non può!!!! Ci ha fatto bene sapere di essere uniti e riuniti lì, ognuno a cercare lo sguardo di un altro, un conforto, confronto, supporto, le parole ferite e per questo bellissime di Katia, le tue lacrime e commozione, la preghiera e l'Eterno Riposo, il silenzio finale. E' lì, nella disperazione umana, forse proprio lì, dopo aver iniziato ad attraversare il lago, ecco è lì che il Signore si è alzato e chiesto al mare di chetarsi. Con la preghiera. Con la vicinanza. Con la partecipazione forte, composta, al funerale. Con il sentire l'assenza e la presenza dentro la nostra comunità.

V.



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Walter, o meglio Uolter come lo chiamavo io, sento che è presente e lo sarà sempre se avrò fede. Sento che questa è una prova ma lui mi accompagna insieme ad altre persone care nella comprensione di questo mistero. Sento che la morte, se intesa come risurrezione, sia il punto cardine della nostra vita.
Walter che è "nella stanza accanto" mi aiuterà a comprendere e a vivere la speranza cristiana: "avere la certezza che io sto in cammino verso qualcosa che è, non che io voglia che sia" come già faceva quaggiù.
Forse il senso della sua scomparsa potrebbe essere che da lassù sia ancora più forte.
Proseguo nel mio cammino di fede
forte della risurrezione di Walter.

M.


E' da qualche giorno dopo la morte di Walter che non scrivo più il mio grazie serale sul diario, in risposta all'
annuncio buono che ogni giorno mi dispongo a ricevere dopo l'Angelus mattutino. Il peso sul cuore era troppo forte… Ieri sera dopo la koinonia ho scritto sul mio diario poche parole ma profondamente sentite "Grazie Signore perché anche nel dolore possiamo piangere e ridere nello stesso tempo, perché Tu ci hai dato questa libertà, perché grazie a te possiamo farlo, perché la morte non è l'ultima parola. Questa è la buona notizia alla quale oggi più che mai voglio credere.
Walter veglia su di noi, sei il nostro angelo. Come diceva già Anna ieri sera: già 'vivevi nell'eternità' perché con cuore semplice e gioioso davi tutto, hai solo cambiato stanza, sei lì accanto a noi, sei il nostro angelo."

S.

WalterBN2

“Che la tua vita non sia una vita sterile.
Sii utile. Lascia traccia.
Illumina con la fiamma della fede
e del tuo amore”.

(S. Josemaria Escriva)