Letizia Maria

Letizia Maria è vissuta 35 minuti. La sua storia raccontata da Mauro ed Eleonora
Un tesoro in cielo

letizia
Come fare a mettere per iscritto una storia che ci ha cambiato e che ci sta cambiando così tanto la vita? Mi sembra un po’ impossibile…
Mi sembra impossibile che delle parole possano esprimere i moti dell’animo e dello spirito che ci hanno attraversato in questi mesi; che possano riuscire a comunicare la grandezza del nostro dolore e al tempo stesso la potenza di una Forza più grande di noi che ci ha piano piano sollevati e condotti per mano.

La gioia
Tra poco è quasi un anno. Un anno che una minuscola vita ha iniziato ad esistere a nostra insaputa e con grande stupore al momento della scoperta.
Aspettiamo un bambino… cosa vorrà mai dire? Cosa bisogna fare? Quali visite, dove, cosa mangiare, cosa non mangiare, insomma… un’infinità di domande, tra cui quella tipica… Come lo chiameremo? Sicuramente è un maschio, tutti ne erano certi. Emanuele? Va beh, tanto ce né di tempo per decidere.
Le settimane passano, la pancia non si vede ancora, anche se io mi convinco di sì. E intanto facciamo la prima ecografia, purtroppo di fretta e furia perchè il medico era in ritardo, ma riusciamo lo stesso a vedere quel puntino che batte velocissimo… il cuore. Che emozione, così minuscolo nostro figlio, qualche millimetro ma già con un cuore perfettamente funzionante! Altre settimane passano e trascorsi i tre mesi iniziali critici, iniziano i piccoli progetti. Che passeggino prendiamo? Quello con tre ruote o quello normale? E il lettino? Inizia ad arrivare qualche regalino.

La prova
Intanto si avvicina il 27 febbraio, la data dell’
ecografia morfologica. Io ero agitata, sapevo che in quel giorno si sarebbe visto se andava tutto bene, e sebbene la mia speranza fosse quella di ritornare a casa, ad esame fatto, con la notizia se era una bimba o un bimbo, in cuor mio vivevo una paura notevole.
Entriamo nella stanza dell’eco dell’Ospedale di Carate Brianza.
L’ecografista inizia la visita continuando a guardare il monitor. Non ci dice niente.
A noi si paralizza il cuore mentre lui continua a non parlare. Ci viene prenotata una eco di 2° livello dopo 2 gg. Al nostro chiedere spiegazione dice che non se la sente di sbilanciarsi, che è meglio sentire il parere di qualcuno più competente. Ci dice solo, dopo l’ennesima richiesta, che c’è poco liquido amniotico e del versamento pericardico.

Usciamo dall’ospedale smarriti, mentre le persone entusiaste iniziano a chiamarci per sapere il sesso del bimbo, che, essendoci poco liquido, era impossibile vedere. Due giorni dopo torniamo all’ospedale. Questa volta c’è anche una giovane dottoressa che come se nulla fosse ci comunica la diagnosi: Displasia renale bilaterale e cardiomegalia con versamento pericardico:
il bambino non ha speranze di sopravvivere.

Come descrivere quel momento? Il tempo è come se si fermasse, mentre il sangue che ti scorre nelle vene sembra diventare così freddo da congelarti tutto.
Ascolti e non ascolti quello che ti dicono, inizi a chiederti se non è un incubo, se sta succedendo davvero e perché proprio a te, che sei stanca di dover sempre soffrire. Ci hanno spediti il giorno dopo al Buzzi a Milano dove ci hanno confermato con ancor più certezza quello che ormai già sapevamo.
Ci hanno fatto intendere che l’interruzione di gravidanza era la cosa più sensata da fare, tanto non avrebbe tirato avanti più di un paio di settimane. Non parlavano di nostro figlio, era come se alludessero a qualcosa che poiché non era funzionante era logico far sparire. Non vi dico gli incubi che facevo ad occhi aperti di notte. Eravamo al quinto mese, dicevano che sarebbe potuto morire da un momento all’altro, poiché in teoria sarebbe già dovuto accadere. Il cuore era stretto in una morsa. Cosa mi aspettava? Umanamente sembrava qualcosa di insostenibile.

La scelta
Grazie al Cielo tra queste due ultime visite andammo da un’altra ginecologa all’ospedale di Monza.
Anche lei ci disse che per lo stato avevamo tutti i diritti di interrompere la gestazione ma, e
finalmente c’era un ma, avevamo anche un’altra scelta: accompagnare nostro figlio per il tempo che gli era concesso.
Anche solo a scriverlo suona in una maniera diversa: “accompagnare” invece che “ interrompere”e “porre fine”. Ci disse la nostra guida spirituale, nel mentre in cui il dubbio su cosa fare mi si era insinuato nella mente: “non prendete decisioni che non competono agli uomini” e così decidemmo di fare.

Ci spaventava parecchio il pensiero che da un momento all’altro il cuore avrebbe smesso di battere, che dovevo stare attenta ai suoi movimenti per vedere se era ancora con noi o no, però mi ripetevo sempre che
preferivo qualche tempo di fatica, che una vita di rimorsi. Perchè sentivamo che se avessimo scelto per l’aborto prima o poi la coscienza ci avrebbe reso il conto.
Pur soffocandolo nel migliore dei modi, il dubbio su “come sarebbe andata se” si sarebbe fatto sentire.
E pur giustificandoci col fatto che tanto non aveva altro destino, avremmo fatto fatica a guardarci allo specchio e dire che eravamo stati genitori fino in fondo. E poi dentro di noi sentivamo che era la cosa giusta da fare, che una decisione del genere richiedeva sì tanta energia, ma sicuramente ci avrebbe fatto crescere parecchio. Così ci armammo di quella flebile forza che ci era rimasta e ci mettemmo in cammino, piangendo e
pregando Dio di sostenerci, perché questa croce la portavamo anche in nome di quella Fede che dicevamo di avere.

L'attesa
Non furono 2 settimane come ci avevano prospettato ma, con la sorpresa dei medici,
furono 4… mesi! Mentre all’inizio speravo che l’attesa fosse il più breve possibile, alla fine pregavamo e chiedavamo di pregare affinché potesse durare il più a lungo possibile e poter avere persino la gioia di poter salutare nostro figlio… magari…
Ogni 2 settimane e poi ogni 4 facevamo le ecografie di controllo: il suo cuore stava guarendo ma purtroppo i reni continuavano a non vedersi e non producendo liquido amniotico rendevano sempre più scure le ecografie stesse; di conseguenza sapere il sesso in maniera sicura non era fattibile, anche se forse si sospettava essere una bimba. La pancia adesso sì che si vedeva, si sentivano i calcetti, i singhiozzi.
Dovete sapere che facevamo il tifo quando sentivamo i singhiozzi, perché avendoci detto che erano tentativi di respirazione, erano una speranza in più che riuscisse almeno un attimo a sopravvivere all’eventuale parto.

Portavamo in giro la nostra probabile bambina, al mare, al lago, con la gioia di averla ancora con noi e vederla crescere nella norma, ma con la fatica del pensiero del poi e con la difficoltà del dovere smorzare l’entusiasmo delle persone che non ci conoscevano bene e si rallegravano di questo pancione.
E nel doverne poi sentire alcuni dire: “ma perché avete fatto questa scelta, perché soffrire così tanto, affezionarsi per poi dividersi, farlo soffrire così?”.
Così oltre alla nostra fatica di tutti i giorni ci ritrovavamo a far fronte anche a queste
sfide esterne, alle quali rispondevamo al meglio che potevamo. Dicevamo di sentire di essere sulla strada giusta grazie alla serenità che portavamo dentro, la quale ci consentiva comunque di vivere bei momenti.
Sapevamo che stavamo facendo tutto il possibile per la nostra piccolina la quale di sicuro non stava soffrendo, ma che poteva solo
sentire l’amore dei suoi genitori che l’accoglievano così come era, anche se a loro costava tanta fatica.

Da una pagina scritta in una notte insonne:

"Cosa scrivere per dare pace a quest’anima in pena?
Anima che vede il fondo, lo teme e non vuole toccarlo,
perché tanto non serve a niente e non è il suo destino.
Il suo destino è forgiarsi in questa sofferenza umanamente insostenibile.
Ma io con i miei limiti, come posso farcela?
Io, che sento il dolore, che mi affeziono a questo bimbo o bimba,
che sento l’ansia comprimermi il cuore fino a farmi mancare il respiro,
come posso distogliermi da questo dolore infinito per volgere lo sguardo
verso una luce che non vedo, che solo a volte intravedo?(…)
E come posso io, che miro alla felicità su questa terra,
non volere che questo figlio di Dio possa rimanervi con noi,
anche se forse starà meglio così?
Come faccio io, ad avere la certezza che in Cielo potrà starci ancora più vicino,
che potremo sentirlo accanto a noi nello Spirito anche se non potremo stringerlo e difenderlo?
E come faccio a convincermi che sarà quest’anima, che accogliamo per il suo breve tratto,
a sostenerci e a darci la forza quando non la sentiremo più qua?"


Il parto
A giugno iniziarono delle contrazioni spontanee ma molto lievi che mi durarono parecchi giorni, ormai eravamo in dirittura d’arrivo.
Ogni giorno poteva essere buono ma speravo che la nostra bimba resistesse ancora un pochino, giusto il tempo di potere festeggiare a fine mese la festa di compleanno a sorpresa del suo papà.
Fu una serata bellissima, stavamo bene, tutti e 3 insieme, e (sembra assurdo a pensarci) dentro di noi non c’era nessun retrogusto amaro.
Eravamo felici, c’era quel momento, era bello e allora era giusto essere gioiosi.

Dopo 4 giorni,
il 2 luglio 2007 è venuta al mondo.
E’ vissuta con noi
35 minuti, per noi sono stati sufficienti a ripagare tutta la fatica sentita.
L’abbiamo sentita piangere mentre riceveva il battesimo in sala parto, l’abbiamo abbracciata donandole tutto l’amore che potevamo.
Si chiama
Letizia Maria.

E’ stata per noi una benedizione, ci ha insegnato cosa vuol dire l’amore gratuito, è stata strumento di Dio per farci aprire gli occhi su tantissime cose. Abbiamo scelto di prendere quella Croce, la Sua Croce, quella strada che tanti non capivano e che ci sconsigliavano, abbiamo camminato insieme noi tre su quella strada in salita, accompagnati con grande stupore e gratitudine da un sacco di gente che pregava per noi.
E giunti in cima il panorama che si vede è grande e bello, e dubitiamo altamente che l’alternativa così ovvia che ci avevano proposto, avrebbe portato a tanto.

Guardando a ritroso questi mesi non possiamo che constatare come una
mano misteriosa ci abbia silenziosamente condotto, attraverso delle persone meravigliose che abbiamo incontrato e altre già presenti che ci hanno accompagnato. Ho sempre temuto durante tutta la gravidanza il giorno in cui Letizia Maria sarebbe nata. Invece è uno dei giorni più dolci che ho nei miei ricordi; sembra strano dirlo ma era come se fossimo protetti da un’Amore più grande di noi, che stava dentro di noi e nelle persone che ci circondavano. Viviamo ora con il ricordo prezioso di una figlia e non di un rifiuto, avendo sperimentato sulla nostra pelle che nostro Padre, a cui abbiamo riconsegnato Letizia Maria affidataci per il tempo che era suo, non lascia mai soli se ci si affida a Lui.

Un senso
Mi piacerebbe aggiungere solo poche parole alla storia della nostra Letizia Maria.
Durante questi mesi, tante volte mi sono chiesto il perché fosse capitato proprio a noi, perché all’inizio andava così bene e poi ad un tratto tutto è cambiato. Il mio problema
era dare un senso, trovare il perché. Era assurdo quello che stavamo vivendo: due giovani che desiderano un bimbo e gli succede questo, mentre alla tv si sente di mamme che abortiscono figli sani e di piccoli trovati nei cassonetti dell’immondizia… ma come era possibile?
E Dio? … Dov’era Dio quando lo chiamavo e gli urlavo tutto il mio dolore? Non lo vedevo, non lo sentivo, ero arrabbiatissimo col Signore e gliene dicevo di tutti i colori!
Dovevo avere delle risposte, ma era difficile accettare risposte facili: “un caso, può succedere, ma si… il prossimo, vedrai che si sbagliano...” Risposte date con affetto, certo, ma non sufficienti a colmare il mio cuore. E quindi mi dissi che no, non poteva essere tutto un caso fine a sé stesso, perché
se non ha senso una vita, se pur breve, allora non ha senso neanche tutto il resto.
E così, trovata questa risposta, con tutte le nostre debolezze ci siamo di nuovo stretti a Dio, cercando di vivere il più intensamente possibile il nostro dono, perché questo era ed è Letizia.

Ora che sono passati un po’ di mesi è bello ripensare a tutti i momenti passati con lei: i suoi calcetti, i suoi singhiozzi, il poterla vedere, sentire, abbracciare e coccolare un po’. Il dolore rimane ma si supera guardando a tutti i segni di Dio che prima non vedevo e che non volevo accettare.
Di sicuro non sarò più lo stesso perché
ho visto mia figlia parlare a molte persone, riuscendo a far cambiare ad alcune di esse idea in merito all’aborto.
Ha permesso il rifiorire di un’amicizia un po’ compromessa, ha dato nuovi slanci alla Fede di qualcuno e ci ha insegnato a lasciar parlare Dio, ascoltandolo nella sua tenerezza.
Abbiamo trovato tante persone che con i fatti ci sono state vicine dandoci sempre tanta forza.
La vita di Letizia ha un senso, sono ormai certo che non sia stata un caso.
A noi forse spetta il compito di raccontare quello che abbiamo vissuto, testimoniando che è possibile passare anche attraverso un dolore così forte, avendo visto che non ti viene tolto niente che non ti sia restituito in un'altra forma sicuramente più grande e che quando si decide di lasciare fare a Dio, tutto è più facile.

Mauro e Eleonora (testimonianza 2007)


Le parole degli amici...

... Avete amato e custodito la creazione di Dio pensata dall'Eternità proprio per voi.
Oggi la restituite a chi ve l'ha donata, come pegno della vostra fede.
Riceverete in Cristo benedizioni su benedizioni. E anche io oggi vi benedico, e chiedo al Padre per voi Grazia su Grazia. Ci saranno momenti duri, ma non mollate... quando non capirete il senso, alzate gli occhi a quella Croce, e ricordate che non siamo creditori, ma debitori sempre. Dio è un Padre buono. E tu, piccola Letizia Maria... proteggi tutti noi, e i piccoli e le loro mamme sante, che lottano per la vita.
Infondi nel cuore dei tuoi genitori tutto l’amore che loro hanno dato a te.
(Lettera letta alla S. Messa del 7 Luglio 2007 - www.laquerciamillenaria.org)


... Chissà se anche in voi ci sono queste domande che forse col tempo affioreranno anche nel cuore di Eleonora e Mauro!
Che senso ha una vita che dura soltanto alcuni minuti?... Che cosa ci sta dicendo Dio con la vita e la morte di Letizia Maria attraverso l’esperienza dei suoi genitori? Letizia Maria ha avuto la fortuna di aprire gli occhi, ma voi sapete che per la cultura contemporanea non dovrebbe essere così.
C’è un padre e una madre che ci hanno creduto, hanno creduto che dentro la loro vita non era presente qualcosa, ma era presente qualcuno, tanto è vero che oggi hanno la consolazione di poterlo ricordare non come un rifiuto, ma come un figlio che hanno visto con i loro occhi, che hanno abbracciato, che hanno sentito vivo, anche se solo per alcuni minuti. Io sono convinto di questo: le parole sulla vita possono essere tante, però il cuore non può ingannarsi e questo cuore dice ciò che è vero, dice che quello che è accaduto esprime la verità di un’umanità.

Che cosa c’è veramente ora in questa vicenda che stiamo celebrando?
Una obbedienza, una confidenza,
una fiducia in Qualcuno che è più grande di noi, di Qualcuno che ci ama e che è la garanzia grande della dignità e dell’istituto della vita.
Dio ci chiede: ma tu che stima hai della tua vita, che stima hai della vita?
E’ come se egli ci domandasse quanto il nostro sguardo è rivolto a Lui, quanto noi cerchiamo di guardare la vita, la realtà, la croce, il dolore, la morte con i Suoi occhi e il Suo cuore. E abbiamo bisogno di chiedere perdono, di chiedere la Grazia, perché a volte il nostro cuore e i nostri occhi sembrano non essere capaci di vedere la festa della vita, di rispettare e di amare la vita.
Pensate quanta gente ha mobilitato Letizia Maria, che cosa ha determinato nel cuore di tante persone questa fiammella, questo briciolo di vita! Il Vangelo ci dice: “Voi non sapete che il regno di Dio è per quelli che sono bambini”.
Occorre farsi piccoli, abbandonarsi completamente al disegno di Dio sulla nostra vita perché la vita diventi bella, perché la vita diventi buona. Queste mie parole le dico con la speranza che entrino nel cuore di Eleonora e Mauro perché possano sostenerli, confortarli, renderli sempre più convinti di quello che hanno fatto e le dico anche a noi: viviamo in un mondo che ha bisogno che ci siano testimoni della maestà della vita, della grandezza della vita, del suo mistero.
Che il Signore ci conceda di essere testimoni così.
(Le parole del parroco alla Messa per Letizia Maria)

Come ci fa pensare questa piccola passata così velocemente tra noi per andare subito al Padre.
La sua missione l'ha tutta compiuta in questi nove mesi e come è stata grande: allargare il cuore dei suoi genitori all'amore gratuito, che accoglie un piccolo per il solo fatto che è di Dio, senza calcolare se ‘vale la pena’ dargli la vita.
In soli nove mesi ha parlato a tutti noi sul fatto che Dio vuole che nessuno si perda e ciò che è fatto al più piccolo dei suoi fratelli lo ritiene fatto a Lui.
Questa piccola bambina, senza dire una parola è stata
annunciatrice del Vangelo per tutti noi!!!
Il grande richiamo di Dio: tenerci caro quello che ci dà, sempre si nasconde un dono grande.
(suor A.)

“Piccolina, sei bella come possono esserlo solo le stelle cadenti. Qualcosa di così bello e sorprendente, eppure così impossibile da afferrare e assaporare fino in fondo. Eppure, nonostante la sofferenza, c’è tanta, tanta pace… Perché? E’ l’amore. E’ quello che nutre nel profondo e stempera il dolore, quell’amore che prelude l’eternità della tua piccola, fragile esistenza. Perchè l’amore è eterno, e anche tu lo sei."

"Letizia Maria è una principessa, sarà sempre nel nostro cuore.
Grazie per avercela donata!"

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Ecco ora Mauro ed Eleonora con il loro bimbo: Samuele!

maoel

Dopo aver portato la loro testimonianza in tanti e tanti luoghi così scrivono:

"Se ce lo avessero detto mentre la aspettavamo, mai avremmo pensato che la vita di nostra figlia potesse essere raccontata a così tante persone.

Ogni testimonianza è per noi un Regalo grande che ci desta stupore.
Meravigliati ci rendiamo conto di come una vita agli occhi di tutti così piccola e apparentemente senza senso perché troppo breve, abbia invece
proprio in quella brevità la sua forza.

E’ proprio quel ristretto arco di tempo che suona come una provocazione.
Per alcuni è vita, (per noi è la più importante che abbiamo incrociato!), per altri forse non lo è neanche. Impossibile,abbiamo constatato, non prendere posizione.
Ma in quei 35 minuti c’è ben altro che lo spunto per una discussione.
C’è una forza che continua anche a distanza di tempo a plasmare le nostre giornate e il nostro modo di pensare.

E’ una Presenza che ci riempie il cuore di una pace che è difficile descrivere, di una gioia paradossale vista dall’esterno, di una serenità concreta che supera di gran lunga il prezzo pagato con tante lacrime.
E’ proprio la Grazia di potere vivere con questo stato d’animo che cancella in noi la percezione di assurdo di una vita così. La vita della Leti qui era quella, punto.

A noi ha insegnato tante cose, tra cui
ad avere meno paura, ad andare oltre, a stare al proprio posto, lottando contro la tentazione di scappare dalla fatica. Questi incontri donataci ci sollecitano ogni volta a rimettere le cose giuste al posto giusto, perché è così facile nella routine quotidiana invertirne l’ordine.
Ringraziamo di cuore chi li ha permessi."

(giugno 2009)