Qui sotto la rievocazione della sua vita.
Io Bartolomea
Tutta carità
Gli amici
Vincenza
L'Istituto
Il frutto
Io Bartolomea
Sapete che nella vita di ciascuno ci sono fatti in sé banali, o strane coincidenze, che lasciano un segno profondo... cose accadute, parole dette magari da bambini... sarà capitato anche a voi... Bene, per me fu un gioco a lasciare questo segno. Prendere un filo di paglia, sperando che sia il più lungo, perché a quello è legata una promessa: chi lo prende sarà la prima a farsi santa! Per me quella pagliuzza capitatami tra le mani è stata ben più che un gioco... Leggi tutto...
18 luglio 1824: Bartolomea Capitanio - a 17 anni e mezzo d’età - lascia il monastero delle Clarisse, nel quale aveva vissuto per quattro anni come educanda e per altri due come giovanissima educatrice. Qualche anno dopo, rileggendo la sua storia, coglierà come Dio l’ha raggiunta attraverso situazioni, fatti, incontri...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Meditazione sull’amore di Dio - pag. 112-113
Offerta per il voto di Castità verginale perpetua - Scr III, 692
Sapete che nella vita di ciascuno ci sono fatti in sé banali, o strane coincidenze, che lasciano un segno profondo... cose accadute, parole dette magari da bambini... sarà capitato anche a voi... Bene, per me fu un gioco a lasciare questo segno. Prendere un filo di paglia, sperando che sia il più lungo, perché a quello è legata una promessa: chi lo prende sarà la prima a farsi santa! Per me quella pagliuzza capitatami tra le mani è stata ben più che un gioco... Leggi tutto...
18 luglio 1824: Bartolomea Capitanio - a 17 anni e mezzo d’età - lascia il monastero delle Clarisse, nel quale aveva vissuto per quattro anni come educanda e per altri due come giovanissima educatrice. Qualche anno dopo, rileggendo la sua storia, coglierà come Dio l’ha raggiunta attraverso situazioni, fatti, incontri...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Meditazione sull’amore di Dio - pag. 112-113
Offerta per il voto di Castità verginale perpetua - Scr III, 692
Tutta carità
L’ambiente che accoglie Bartolomea all’uscita dall’educandato riflette i disagi materiali e morali causati dal dispotismo napoleonico, dalla successiva restaurazione austriaca e dai primi sintomi della rivoluzione industriale.
Il 95% della popolazione di Lovere è analfabeta, il numero dei poveri e degli ammalati va ogni giorno crescendo.
Di fronte alle attese del suo tempo, Bartolomea sente irresistibile il richiamo di quella benedetta carità che già esercitava con gusto e che le fa ora intravvedere nuove e audaci vie di bene.
«Erano anni veramente duri per noi. Avevo ancora impresse nell’anima le facce smagrite e spente che, quando ero bambina, bussavano alla nostra porta, nei tempi di una brutta carestia... Ora, giorno dopo giorno, scoprivo queste e altre miserie: ancora gente senza pane, malati lasciati senza neanche un poco di cura in case umide e malsane, giovani che buttavano la vita o che la riducevano a uno stupido gioco... La storia dell’uomo porta sempre queste terribili ferite; spesso cambiano solo nome... Leggi tutto...
Bartolomea si fa amica e sorella di tutte le giovani; si scrive nel cuore le più bisognose; fa scuola alle bambine in casa sua; consiglia le animatrici degli oratori dei paesi vicini; è di aiuto ai sacerdoti; gode di conversare con i poveri, li soccorre più che può; si adopera a sollievo degli ammalati e degli infermi.
Accosta tutti con tratto piacevole, allegro, modesto, per guadagnare i cuori e portarli più facilmente al Signore.
E, mentre si prodiga instancabilmente in questa carità verso tutti, il suo sguardo interiore, purificato da una severa ascesi, è volto a Gesù che a questo mondo operò unicamente per la gloria del Padre e diede la sua vita per gli uomini.
Si lascia da lui intimamente assumere per far passare nella propria azione i suoi stessi sentimenti e tutta la sua amabilità.
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Voto di carità - Scr III, 697-700
L’ambiente che accoglie Bartolomea all’uscita dall’educandato riflette i disagi materiali e morali causati dal dispotismo napoleonico, dalla successiva restaurazione austriaca e dai primi sintomi della rivoluzione industriale.
Il 95% della popolazione di Lovere è analfabeta, il numero dei poveri e degli ammalati va ogni giorno crescendo.
Di fronte alle attese del suo tempo, Bartolomea sente irresistibile il richiamo di quella benedetta carità che già esercitava con gusto e che le fa ora intravvedere nuove e audaci vie di bene.
«Erano anni veramente duri per noi. Avevo ancora impresse nell’anima le facce smagrite e spente che, quando ero bambina, bussavano alla nostra porta, nei tempi di una brutta carestia... Ora, giorno dopo giorno, scoprivo queste e altre miserie: ancora gente senza pane, malati lasciati senza neanche un poco di cura in case umide e malsane, giovani che buttavano la vita o che la riducevano a uno stupido gioco... La storia dell’uomo porta sempre queste terribili ferite; spesso cambiano solo nome... Leggi tutto...
Bartolomea si fa amica e sorella di tutte le giovani; si scrive nel cuore le più bisognose; fa scuola alle bambine in casa sua; consiglia le animatrici degli oratori dei paesi vicini; è di aiuto ai sacerdoti; gode di conversare con i poveri, li soccorre più che può; si adopera a sollievo degli ammalati e degli infermi.
Accosta tutti con tratto piacevole, allegro, modesto, per guadagnare i cuori e portarli più facilmente al Signore.
E, mentre si prodiga instancabilmente in questa carità verso tutti, il suo sguardo interiore, purificato da una severa ascesi, è volto a Gesù che a questo mondo operò unicamente per la gloria del Padre e diede la sua vita per gli uomini.
Si lascia da lui intimamente assumere per far passare nella propria azione i suoi stessi sentimenti e tutta la sua amabilità.
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Voto di carità - Scr III, 697-700
Gli amici
Nel suo slancio apostolico, Bartolomea coinvolge tutti, anche i sacerdoti, e il suo stesso confessore e direttore spirituale don Angelo Bosio. Mentre si affida con fede e umiltà alla sua guida per camminare nelle vie dell’orazione e della carità, e collabora per le varie attività pastorali nella parrocchia e fuori, si fa spontaneamente, ma coraggiosamente, sua consigliera e maestra, lei appena, o non ancora ventenne.
«Don Angelo Bosio fu per me un amico sincero, una guida illuminata, ma sempre discreta. Con rispetto e delicatezza egli ascoltava in profondità quel che gli comunicavo di quanto Dio andava suggerendo nella mia vita e mi aiutava così a riconoscere la sua volontà. Quel che mi premeva era verificare se il cammino che stavo percorrendo seguiva le strade di Dio oppure le mie... Leggi tutto...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Lettera a Don Angelo Bosio (Scr I, 74)
Lettere ad alcune amiche
Nel suo slancio apostolico, Bartolomea coinvolge tutti, anche i sacerdoti, e il suo stesso confessore e direttore spirituale don Angelo Bosio. Mentre si affida con fede e umiltà alla sua guida per camminare nelle vie dell’orazione e della carità, e collabora per le varie attività pastorali nella parrocchia e fuori, si fa spontaneamente, ma coraggiosamente, sua consigliera e maestra, lei appena, o non ancora ventenne.
«Don Angelo Bosio fu per me un amico sincero, una guida illuminata, ma sempre discreta. Con rispetto e delicatezza egli ascoltava in profondità quel che gli comunicavo di quanto Dio andava suggerendo nella mia vita e mi aiutava così a riconoscere la sua volontà. Quel che mi premeva era verificare se il cammino che stavo percorrendo seguiva le strade di Dio oppure le mie... Leggi tutto...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Lettera a Don Angelo Bosio (Scr I, 74)
Lettere ad alcune amiche
Vincenza
Tra le amiche di Bartolomea ce n’era una in Lovere con cui s’era trovata a collaborare in varie iniziative di carità: Caterina Gerosa, che poi divenne sr Vincenza.
Era una donna molto devota e attenta ai poveri, per i quali aveva dedicato la sua vita e le sue sostanze. Nella sua casa ampia e signorile, Caterina aveva ospitato il primissimo nucleo dell’oratorio femminile alla conduzione del quale aveva collaborato anche Bartolomea e, col suo patrimonio, permise la creazione di un piccolo ospedale, di cui Bartolomea assumerà la direzione.
«Non poteva mancare nelle sue giornate l’appuntamento con il Crocifisso. Il luogo convenuto era nel tempio di Santa Maria.
Lui, dietro il vetro ad inferriata, ancora più straziato nell’immagine, ancora più isolato nella sua angoscia mortale, unica; il labbro dischiuso in una parola estrema: «Dio mio,... perché...? Leggi tutto...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Tra le amiche di Bartolomea ce n’era una in Lovere con cui s’era trovata a collaborare in varie iniziative di carità: Caterina Gerosa, che poi divenne sr Vincenza.
Era una donna molto devota e attenta ai poveri, per i quali aveva dedicato la sua vita e le sue sostanze. Nella sua casa ampia e signorile, Caterina aveva ospitato il primissimo nucleo dell’oratorio femminile alla conduzione del quale aveva collaborato anche Bartolomea e, col suo patrimonio, permise la creazione di un piccolo ospedale, di cui Bartolomea assumerà la direzione.
«Non poteva mancare nelle sue giornate l’appuntamento con il Crocifisso. Il luogo convenuto era nel tempio di Santa Maria.
Lui, dietro il vetro ad inferriata, ancora più straziato nell’immagine, ancora più isolato nella sua angoscia mortale, unica; il labbro dischiuso in una parola estrema: «Dio mio,... perché...? Leggi tutto...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
L'istituto
Bartolomea resta attratta da Gesù, di cui fa esperienza, ed in questa attrazione coglie un invito che è grazia: dare inizio a una comunità religiosa che riviva la vita stessa di Gesù, contemplato nel Vangelo come nient’altro che carità, come Redentore.
Una vita che riproduca quasi alla lettera la vita di Gesù, colta in quella prospettiva, investendosi totalmente nella carità operosa.
Così nasce il progetto di una comunità che renda presente Cristo, il Redentore, nella sua carità per l’uomo, attraverso le opere di misericordia.
Ciò si realizza grazie a una ‘immedesimazione’ che è opera del Redentore stesso: Egli ‘genera’ le sue ‘figlie’.
L’impegno è nell’accogliere come grazia l’azione con cui Gesù ci assimila a sé dentro le circostanze della vita.
«Allora non potevo certo immaginare che le nostre strade si sarebbero così profondamente unite, come poi è avvenuto...
Eravamo molto diverse: Caterina aveva 23 anni più di me, era molto riservata, estremamente cauta nell’assumere iniziative, specie quando si trattava di condurle in prima persona. Portavamo in cuore tutt’e due il desiderio di dare a Dio tutta la nostra vita, servendo i nostri fratelli, soprattutto i più bisognosi... Ma lei avrebbe voluto continuare a farlo con i suoi gesti nascosti di carità... Leggi tutto...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Bartolomea resta attratta da Gesù, di cui fa esperienza, ed in questa attrazione coglie un invito che è grazia: dare inizio a una comunità religiosa che riviva la vita stessa di Gesù, contemplato nel Vangelo come nient’altro che carità, come Redentore.
Una vita che riproduca quasi alla lettera la vita di Gesù, colta in quella prospettiva, investendosi totalmente nella carità operosa.
Così nasce il progetto di una comunità che renda presente Cristo, il Redentore, nella sua carità per l’uomo, attraverso le opere di misericordia.
Ciò si realizza grazie a una ‘immedesimazione’ che è opera del Redentore stesso: Egli ‘genera’ le sue ‘figlie’.
L’impegno è nell’accogliere come grazia l’azione con cui Gesù ci assimila a sé dentro le circostanze della vita.
«Allora non potevo certo immaginare che le nostre strade si sarebbero così profondamente unite, come poi è avvenuto...
Eravamo molto diverse: Caterina aveva 23 anni più di me, era molto riservata, estremamente cauta nell’assumere iniziative, specie quando si trattava di condurle in prima persona. Portavamo in cuore tutt’e due il desiderio di dare a Dio tutta la nostra vita, servendo i nostri fratelli, soprattutto i più bisognosi... Ma lei avrebbe voluto continuare a farlo con i suoi gesti nascosti di carità... Leggi tutto...
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Il frutto
Se il chicco non cade nella terra e non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto.
«... Ora quel progetto si avverava, ma per quali strade doveva crescere... Otto mesi dopo Dio mi chiedeva di consegnare a lui la vita, in modo ancora più totale, nella morte.
Caterina restava sola e tutto pareva dovesse crollare.
E invece, come bene intuì Caterina, il senso di quanto avveniva era che Dio stesso voleva rivelarsi Autore dell’opera iniziata. Voleva che tutto cominciasse con un’assoluta fiducia in lui. Sempre così iniziano le opere di Dio, su una fiducia radicale in lui. E quanto più grande è questa fiducia, tanto più duratura è la sua opera.
Un’intima persuasione il Signore infondeva nella mia anima: che la nostra casa era nelle sue mani e che se io ero tolta fisicamente dall’impresa, era perché potessi condividerne la cura con lui, nel suo paradiso...»
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Aveva lasciato questo mondo Bartolomea, promettendo che dal Cielo avrebbe vegliato sull'Istituto più di prima.
La Provvidenza di Dio accompagnò, di fatto, il suo cammino aprendo sempre nuove strade alla sua missione di carità tra i bambini, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i più poveri e abbandonati.
Nel 1860 le suore vennero chiamate nel Bengala (India) e da allora non ci furono più confini per la loro missione.
Attualmente l'Istituto ha carattere internazionale ed è presente, oltre che in Italia, in altri Paesi europei (Spagna, Inghilterra, Romania), in Asia (India, Bangladesh, Myanmar, Giappone, Israele, Nepal, Turchia), in America (Argentina, Brasile, Perù, Uruguay, California), in Africa (Zambia, Zimbabwe, Egitto, Etiopia).
Fedeli alle loro origini, le suore si impegnano a seguire «gli esempi lasciati da Gesù Redentore», facendosi testimoni e segno della sua carità operosa e oblativa nella consacrazione a lui e nel servizio per il bene dei prossimi più bisognosi.
Nate come Suore di carità, ebbero anche la denominazione popolare di Suore di Maria Bambina, in seguito al dono di un simulacro miracoloso, ora custodito nel santuario dedicato al mistero della natività di Maria, annesso alla Casa generalizia di Milano in via Santa Sofia.
Don Angelo Bosio, che accompagnò con il consiglio e con l'opera il primo trentennio di vita dell'Istituto, ebbe anche la consolazione di vedere avviarsi i processi per la canonizzazione di Bartolomea e Vincenza.
Queste due pioniere vennero dichiarate sante, insieme, da Pio XII il 18 maggio 1950.
In esse la Chiesa propone un modello di santità sempre attuale e possibile a tutti quelli che hanno in cuore la passione per la carità, secondo il comando e l'esempio del Signore:
«Va' e anche tu fa' lo stesso» (Lc 10,37)
Se il chicco non cade nella terra e non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto.
«... Ora quel progetto si avverava, ma per quali strade doveva crescere... Otto mesi dopo Dio mi chiedeva di consegnare a lui la vita, in modo ancora più totale, nella morte.
Caterina restava sola e tutto pareva dovesse crollare.
E invece, come bene intuì Caterina, il senso di quanto avveniva era che Dio stesso voleva rivelarsi Autore dell’opera iniziata. Voleva che tutto cominciasse con un’assoluta fiducia in lui. Sempre così iniziano le opere di Dio, su una fiducia radicale in lui. E quanto più grande è questa fiducia, tanto più duratura è la sua opera.
Un’intima persuasione il Signore infondeva nella mia anima: che la nostra casa era nelle sue mani e che se io ero tolta fisicamente dall’impresa, era perché potessi condividerne la cura con lui, nel suo paradiso...»
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)
Aveva lasciato questo mondo Bartolomea, promettendo che dal Cielo avrebbe vegliato sull'Istituto più di prima.
La Provvidenza di Dio accompagnò, di fatto, il suo cammino aprendo sempre nuove strade alla sua missione di carità tra i bambini, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i più poveri e abbandonati.
Nel 1860 le suore vennero chiamate nel Bengala (India) e da allora non ci furono più confini per la loro missione.
Attualmente l'Istituto ha carattere internazionale ed è presente, oltre che in Italia, in altri Paesi europei (Spagna, Inghilterra, Romania), in Asia (India, Bangladesh, Myanmar, Giappone, Israele, Nepal, Turchia), in America (Argentina, Brasile, Perù, Uruguay, California), in Africa (Zambia, Zimbabwe, Egitto, Etiopia).
Fedeli alle loro origini, le suore si impegnano a seguire «gli esempi lasciati da Gesù Redentore», facendosi testimoni e segno della sua carità operosa e oblativa nella consacrazione a lui e nel servizio per il bene dei prossimi più bisognosi.
Nate come Suore di carità, ebbero anche la denominazione popolare di Suore di Maria Bambina, in seguito al dono di un simulacro miracoloso, ora custodito nel santuario dedicato al mistero della natività di Maria, annesso alla Casa generalizia di Milano in via Santa Sofia.
Don Angelo Bosio, che accompagnò con il consiglio e con l'opera il primo trentennio di vita dell'Istituto, ebbe anche la consolazione di vedere avviarsi i processi per la canonizzazione di Bartolomea e Vincenza.
Queste due pioniere vennero dichiarate sante, insieme, da Pio XII il 18 maggio 1950.
In esse la Chiesa propone un modello di santità sempre attuale e possibile a tutti quelli che hanno in cuore la passione per la carità, secondo il comando e l'esempio del Signore:
«Va' e anche tu fa' lo stesso» (Lc 10,37)






